Oggi intervistiamo Carlos Viñals, una persona allegra e vivace, che ci spiega la sua visione sulla vita, la disabilità e la persistenza. Si descrive come una persona che non si arrende, lottare non è un’opzione. In questa conversazione ci parla del suo modo di intendere la mobilità ridotta, delle sfide che ha dovuto e continua ad affrontare, e dell’importanza dell’atteggiamento per superare le cose inaspettate.

Raccontaci un po’ di te: Come ti chiami, quanti anni hai e come vorresti che descrivessimo la tua situazione come persona con mobilità ridotta?

Mi chiamo Carlos Viñals, ho 68 anni. A seguito di una grave caduta, mi sono rotto due vertebre, che hanno dovuto ricomporre con materiale sintetico, lasciando il midollo compresso all’80%. Questo ha portato a un congedo dal lavoro e al passaggio a una situazione di disabilità permanente con una valutazione del 56%. Ora, da più di tre anni, mi è stato diagnosticato un cancro al retto, dovendo fare molte sedute di radioterapia e chemioterapia. Un anno dopo l’intervento, ho avuto una metastasi al fegato e hanno dovuto asportarne una parte. Attualmente, sono guarito da entrambi i tumori, ma la radio e la chemio mi hanno colpito e aggravato un po’ di più la mia mobilità.

Per chi non ti conosce di persona, quali qualità credi che ti definiscano?

Sono una persona molto allegra e ottimista; questo mi ha aiutato molto a superare sia l’incidente alla schiena che i due tumori. Per il mio carattere gioviale, mi piace sempre aiutare gli altri e incoraggiarli quando hanno un problema o una depressione.

Cosa credi abbia ispirato il tuo spirito di superamento nel corso della tua vita?

Il mio ottimismo e la mia perseveranza. Non mi arrendo mai, costi quel che costi.

C’è qualche figura storica o di fantasia che ti ispira?

Sì, ce ne sono alcune, ma spiccano il compianto e molto amato Felix Rodriguez de la Fuente e il comandante Cousteau, per la loro dedizione alla conservazione del nostro pianeta e della sua fauna e per l’amore per gli animali che entrambi condividevano.

Come si è evoluta la tua prospettiva sulle limitazioni e possibilità nel corso della tua vita?

Bene. Quando ero più giovane, avevo meno limitazioni di adesso, ma attualmente le accetto per essere maturato di più.

C’è qualche fatto o incontro che ti ha fatto “scattare” qualcosa riguardo alla tua situazione?

Non capisco bene la domanda, ma se si riferisce a questa indagine, la faccio per collaborare e poter aiutare altre persone con qualche disabilità ad affrontarla con ottimismo.

Come ti prendi cura fisicamente e mentalmente? Mentalmente, bene, e fisicamente, faccio quello che posso. Ogni giorno cammino per circa 4 o 5 chilometri.

E a livello mentale hai qualcosa che ti aiuti?

Mia moglie e il mio carattere ottimista, che mi impedisce di crollare.

Quali sono le maggiori sfide che hai incontrato nella tua vita e come le hai superate?

È una domanda difficile. Ne ho avute molte, ma preferisco lasciarla per un’altra occasione.

Che messaggio daresti a quelle persone che stanno attraversando momenti difficili e hanno bisogno di trovare motivazione?

Direi loro che la vita passa molto velocemente e che bisogna approfittarne al meglio possibile. Lamentarsi e lasciarsi andare alla depressione non aiuta in nulla e, inoltre, è tempo che si perde nell’ammirare la vita e godersela.

Nel percorso verso l’inclusione e l’accessibilità, quali sono i grandi traguardi ancora da raggiungere? O quali grandi titoli ti piacerebbe leggere su un giornale sull’inclusione e l’accessibilità? Non conosco l’argomento, poiché sono ancora novizio in questo campo, ma credo che maggiori aiuti dallo stato per il nostro collettivo sarebbero apprezzati. I titoli sarebbero quelli che farebbero riferimento a quanto sopra.

C’è qualche cliché sulla disabilità che ti sembra molto presente nella società?

Non lo so, ma osservo che alcune persone ci guardano come “strani”, soprattutto le persone che devono usare una sedia a rotelle.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi personali?

Per il momento, cambiare casa e trasferirmi a vivere in un’altra comunità. Per quanto riguarda la mia disabilità, continuare a migliorare ogni giorno per poter condurre una vita il più normale possibile, cercando di ridurre il più possibile i problemi di mobilità.

C’è qualche messaggio che vorresti inviare ai soci di AsoPMR o qualcosa che vorresti aggiungere?

Incoraggiare tutto il collettivo ad andare avanti con le nostre rivendicazioni presenti e future.

Come ti sei sentito a rispondere a questa intervista? È stata un’esperienza significativa per te? La tua testimonianza può incoraggiare altri soci a condividere la loro storia.

Mi sono sentito bene nel poter raccontare la mia esperienza per aiutare altre persone a superare le paure o le incertezze che ci colpiscono per la nostra situazione. Se ci uniamo, avremo più forza e, allo stesso tempo, ci sentiremo accompagnati. Per me, rispondere a questa indagine mi ha dato soddisfazione per il fatto che un’altra persona possa leggere le mie risposte e che le servano per riflettere sul suo stato d’animo e contagiare il mio entusiasmo per la vita. Voglio anche commentare che il miglior compagno che abbiamo è la nostra volontà e il desiderio di andare avanti con la nostra disabilità. Non tradiamo noi stessi lasciandoci andare a pensieri negativi, lottiamo, perché possiamo!